Oggi i giovani sono soffocati da regole imposte e pensieri tutti uguali. Ci vogliono chiusi in schemi già pronti, pieni di “buon senso” e “normalità”, isolati gli uni dagli altri e senza legami veri. Il sistema ci vuole precari, controllati, senza radici. L’individualismo e il globalismo ci stringono in una morsa: ogni spinta verso il futuro viene bloccata, ogni identità cancellata, ogni tradizione distrutta. Mentre la nostra civiltà è sotto attacco, c’è chi crede che bastino belle parole o leggi su carta per salvarla; mentre le nostre città vengono invase, c’è chi parla ancora di inclusione; mentre la finanza divora popoli liberi, i governi si rifugiano nello stato di polizia. Noi vogliamo rompere questo grigiore, distruggere i finti ribelli e la comodità borghese, riprenderci strade, scuole e università dal vittimismo e dalla rassegnazione. Vogliamo affermare chi siamo e portare la nostra stirpe verso orizzonti più grandi. Noi vogliamo tutto: Europa, gioventù, rivoluzione!

Riportare il conflitto nella società

Perché il conflitto non è un accidente, ma il cuore stesso della vita sociale. Dove tutto è pacificato, regna solo l’inerzia. L’Europa autentica si è sempre nutrita di scontri epocali, di tensioni che hanno fatto emergere nuove forme politiche, artistiche, spirituali. La modernità invece vorrebbe cancellare questa dimensione, riducendo ogni differenza a statistica, ogni tensione a problema da reprimere, ogni identità a folklore innocuo. Per questo la sfida della nostra generazione non è rifugiarsi in atteggiamenti “ribelli”, ma trasformare il nostro pensiero in comportamento, in atti concreti, in volontà che incide sulla realtà. Credere non basta se non diventa agire; desiderare non serve se non diventa costruire. Ogni movimento che voglia rovesciare l’ordine esistente deve avere la capacità di attrarre, formare, trasformare i suoi membri e restituire loro grandezza attraverso l’azione. Quindi, non basta essere contro qualcosa, o sognare l’Europa unita nei libri delle antiche saghe: bisogna esistere dentro il conflitto del nostro tempo. Presidiare ogni scuola e ogni università come tappe di un percorso operativo su tutti i livelli: politico, culturale, sportivo. Solo così un’alternativa smette di essere parola per diventare destino manifesto e corpo in movimento.

Noi siamo europei di lingua italiana!

La Nazione, infine, non è una cornice burocratica né un ricordo sentimentale: è primariamente una forma di vita. Enrico Corradini lo intuì con chiarezza: l’unità senza tensione si spegne, la tensione senza unità implode. Una nazione vive quando coagula spirito e lotta, quando trasforma la sua energia interna in potenza. Oggi il sistema vuole ridurla a superstizione reazionaria, a museo turistico, oppure trasformarla in semplice macchina fiscale e repressiva. La Nazione è proiezione, oppure non è. E la sua vocazione naturale è l’impero, inteso come spazio di creazione in grado di dare forma ad un ordine superiore europeo. Tocca a noi scegliere: generazione del riflusso o della rivoluzione? Accettare il mondo com’è, o rilanciare una missione storica? Dire “Noi vogliamo tutto!” significa questo: rifiutare i frammenti e i compromessi, e reclamare la totalità, la vita piena, la gioventù che torna a essere protagonista del suo tempo.

NOI. Non l’io isolato, non la folla anonima: il Noi è comunità, è appartenenza, è destino condiviso. È il riconoscersi nello sguardo dell’altro e sapere di non essere soli nella lotta. Il Noi è catena e radice, è fratellanza che si stringe nelle strade, nelle piazze, nelle università. È la voce di una generazione che non vuole dissolversi nell’individualismo, ma affermarsi come corpo unico.

VOGLIAMO. Non chiediamo, non elemosiniamo: vogliamo. Questa parola segna il passaggio dall’attesa all’azione, dall’atteggiamento al comportamento. Vogliamo significa decidere, prendere posizione, incarnare la volontà come forza creatrice. È la parola della scelta, della determinazione, del rifiuto del compromesso. Ogni rivoluzione nasce da un verbo coniugato al presente: vogliamo.

TUTTO. Non una parte, non un frammento, non un contentino. Tutto significa totalità, orizzonte senza limiti, sete di grandezza. È rifiuto della mediocrità, del riduttivo, del parziale. È l’ambizione che spaventa i moderati e muove i visionari. Tutto vuol dire Europa e nazione, conflitto e destino, identità e futuro. Non il poco concesso, ma il molto conquistato. Non sopravvivenza, ma vita piena.

Blocco Studentesco